PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA DI STEFANO RAIMONDI
La città che sale
Visioni metropolitane d'arte contemporanea
di
Stefano Raimondi
Oltre al piacere visivo che trasmettono, le opere d'arte
forniscono un prezioso aiuto alla comprensione della
molteplice realtà che ci circonda. Da appassionato
cultore d'arte contemporanea, che cerca di far partecipe
un pubblico più vasto alle sue "amorevoli" ricerche in
questo settore culturale, con i miei collaboratori ho
cercato di realizzare un percorso che proponga proprio
tali multiformi aspetti della realtà. Le "idee guida"
che hanno dato vita alla mostra si ritrovano in modo
pregnante proprio nel titolo stesso. La città che sale
richiama immediatamente un'opera molto importante di
Boccioni, ma più in generale vuole far riflettere sul
lavoro e la poetica della generazione futurista che
intendeva fare della "modernità" la sua bandiera e
percepiva in modo chiaro nel proprio presente i segnali
delle profonde trasformazioni che avrebbero investito le
città e lo stile di vita dell'uomo in un futuro non
lontano. Questo inteso in senso decisamente positivo.
Così anche alcuni degli artisti che presentiamo a Sant'Agostino
avvertono tali segnali nel nostro quotidiano, ma non
altrettanto positiva è la loro proiezione nel futuro.
Una seconda riflessione nasce dalla collocazione stessa
della mostra: la chiesa sconsacrata di Sant'Agostino è
situata nel centro storico della Bergamo Alta. Quindi si
"sale" da Bergamo bassa per andare a visitare
l'esposizione. Non sembri una scontata banalità, perché
invece una persona attenta può in tal modo fare o rifare
l'esperienza straordinaria di questa salita ricca di
spunti culturali e naturalistici nonchè di implicazioni
più sottilmente metaforiche e psicologiche.
La "salita", quella che sottopone a sforzo il nostro
fisico in montagna, è certo anche una sfida per saggiare
le nostre capacità di resistenza, un modo per conoscerci
meglio. Se arriviamo alla vetta ci sentiamo arricchiti,
sia per la vittoria della volontà sia per la conquista
di un orizzonte più vasto in cui proiettare il nostro
inesauribile desiderio di vedere altri mondi.
Ma la "salita" è anche un "topos" nella cultura
occidentale, simbolo di un'avventura spirituale tesa a
purificare il corpo e indirizzare l'anima verso "l'Alto"
per eccellenza, ossia il Divino, con i rischi che tale
ascesa comporta. Valga per tutti l'esempio della scalata
di Dante sulla montagna del Purgatorio nella Commedia,
mentre di segno negativo, il folle volo di Icaro verso
la morte o la confusione delle lingue per i costruttori
della torre di Babele. Molti fra gli artisti presenti a
Sant'Agostino esprimono questa spinta a orizzonti più
vasti, ad una conquista di spazio esteriore e interiore
di maggiori conoscenze, ma evidenziano insieme come non
ci sia sempre puntuale corrispondenza fra maggiore
altezza e visione più ricca. Nulla più della verticalità
e dell'altezza sempre più vertiginosa dei suoi palazzi
incarna il concetto di città del secolo appena
trascorso: spinte socio-economiche, creatività, orgoglio
tecnologico e insieme un sottile brivido di paura per il
dubbio di aver generato dei mostri.
Da qui partiamo per l'ultima chiave di lettura delle
opere esposte che è anche la più complessa e la più
affascinante. Ogni "città che sale" si sviluppa infatti
non solo nella dimensione spaziale: case, palazzi,
giardini e così via, ma contemporaneamente nella
dimensione temporale necessaria alla concreta
realizzazione di quegli oggetti. E il tempo che passa
lascia inevitabilmente su di essi delle tracce che
possono essere causate ancora da forze naturali, ma che
per lo più sono di impronta umana. Ecco allora numerose
opere di artisti che si interrogano sulla presenza e
molto spesso sull'assenza dell'uomo nello spazio/tempo
della città.
In ultima analisi anche l'arte contemporanea con i suoi
mezzi, che non sono solo pittura ma anche fotografia,
scultura, video e computer grafica, ripropone alcune
riflessioni dell'arte di tutti i tempi e di tutti i
luoghi:
Cos'è lo spazio e come esprimerlo?
Cos'è il tempo e come raccontarlo?
Chi è l'uomo e come si relaziona con le due precedenti
dimensioni?
Ognuno dei nostri ventiquattro artisti risponde a modo
suo e vorremmo che i giovani, cui è particolarmente
dedicata questa rassegna, provassero a decifrarne e
discuterne il messaggio.