NEWS STAMPA MAPPA CONTATTI
 
 SEI IN : HOME > LE NEWS > PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA DI STEFANO RAIMONDI
    NEWS
Photo Album inaugurazione della mostra >>
Lunedì 7 novembre ore 11.30 conferenza di Victor de Circasia
Hanno parlato della mostra "la città che sale" >>
Presentazione della mostra di Stefano Raimondi >>
Giorni ed orari di apertura della mostra >>
L'arte comunica attraverso il cellulare
I 24 artisti presenti e alcune opere in mostra >>
I promotori dell'evento, i patrocinatori, gli sponsor

PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA DI STEFANO RAIMONDI

La città che sale

Visioni metropolitane d'arte contemporanea

di Stefano Raimondi

Oltre al piacere visivo che trasmettono, le opere d'arte forniscono un prezioso aiuto alla comprensione della molteplice realtà che ci circonda. Da appassionato cultore d'arte contemporanea, che cerca di far partecipe un pubblico più vasto alle sue "amorevoli" ricerche in questo settore culturale, con i miei collaboratori ho cercato di realizzare un percorso che proponga proprio tali multiformi aspetti della realtà. Le "idee guida" che hanno dato vita alla mostra si ritrovano in modo pregnante proprio nel titolo stesso. La città che sale richiama immediatamente un'opera molto importante di Boccioni, ma più in generale vuole far riflettere sul lavoro e la poetica della generazione futurista che intendeva fare della "modernità" la sua bandiera e percepiva in modo chiaro nel proprio presente i segnali delle profonde trasformazioni che avrebbero investito le città e lo stile di vita dell'uomo in un futuro non lontano. Questo inteso in senso decisamente positivo. Così anche alcuni degli artisti che presentiamo a Sant'Agostino avvertono tali segnali nel nostro quotidiano, ma non altrettanto positiva è la loro proiezione nel futuro.

Una seconda riflessione nasce dalla collocazione stessa della mostra: la chiesa sconsacrata di Sant'Agostino è situata nel centro storico della Bergamo Alta. Quindi si "sale" da Bergamo bassa per andare a visitare l'esposizione. Non sembri una scontata banalità, perché invece una persona attenta può in tal modo fare o rifare l'esperienza straordinaria di questa salita ricca di spunti culturali e naturalistici nonchè di implicazioni più sottilmente metaforiche e psicologiche.

La "salita", quella che sottopone a sforzo il nostro fisico in montagna, è certo anche una sfida per saggiare le nostre capacità di resistenza, un modo per conoscerci meglio. Se arriviamo alla vetta ci sentiamo arricchiti, sia per la vittoria della volontà sia per la conquista di un orizzonte più vasto in cui proiettare il nostro inesauribile desiderio di vedere altri mondi.

Ma la "salita" è anche un "topos" nella cultura occidentale, simbolo di un'avventura spirituale tesa a purificare il corpo e indirizzare l'anima verso "l'Alto" per eccellenza, ossia il Divino, con i rischi che tale ascesa comporta. Valga per tutti l'esempio della scalata di Dante sulla montagna del Purgatorio nella Commedia, mentre di segno negativo, il folle volo di Icaro verso la morte o la confusione delle lingue per i costruttori della torre di Babele. Molti fra gli artisti presenti a Sant'Agostino esprimono questa spinta a orizzonti più vasti, ad una conquista di spazio esteriore e interiore di maggiori conoscenze, ma evidenziano insieme come non ci sia sempre puntuale corrispondenza fra maggiore altezza e visione più ricca. Nulla più della verticalità e dell'altezza sempre più vertiginosa dei suoi palazzi incarna il concetto di città del secolo appena trascorso: spinte socio-economiche, creatività, orgoglio tecnologico e insieme un sottile brivido di paura per il dubbio di aver generato dei mostri.

Da qui partiamo per l'ultima chiave di lettura delle opere esposte che è anche la più complessa e la più affascinante. Ogni "città che sale" si sviluppa infatti non solo nella dimensione spaziale: case, palazzi, giardini e così via, ma contemporaneamente nella dimensione temporale necessaria alla concreta realizzazione di quegli oggetti. E il tempo che passa lascia inevitabilmente su di essi delle tracce che possono essere causate ancora da forze naturali, ma che per lo più sono di impronta umana. Ecco allora numerose opere di artisti che si interrogano sulla presenza e molto spesso sull'assenza dell'uomo nello spazio/tempo della città.

In ultima analisi anche l'arte contemporanea con i suoi mezzi, che non sono solo pittura ma anche fotografia, scultura, video e computer grafica, ripropone alcune riflessioni dell'arte di tutti i tempi e di tutti i luoghi:

Cos'è lo spazio e come esprimerlo?
Cos'è il tempo e come raccontarlo?
Chi è l'uomo e come si relaziona con le due precedenti dimensioni?

Ognuno dei nostri ventiquattro artisti risponde a modo suo e vorremmo che i giovani, cui è particolarmente dedicata questa rassegna, provassero a decifrarne e discuterne il messaggio.

 

 

Directory gratuita